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Stanotte lo spettacolo naturale dell'”arco aurorale rosso stabile” su Genova. Lo avete visto?

Quella osservata non è un’aurora boreale, ma un fenomeno più raro e ancora poco compreso, denominato SAR (Stable Auroral Red arc), noto anche come “arco aurorale rosso stabile”. È stato descritto per la prima volta solo nel 1956. Il SAR si presenta visivamente come un’aurora rossa, ma non è la stessa cosa. Sia i SAR sia le aurore rosse si formano nell’alta atmosfera, a una quota superiore ai 300-400 km, grazie all’eccitazione dell’ossigeno

Nelle immagini postate su Facebook dal giornalista de La7 Paolo Colombo si vede lo spettacolo che si poteva apprezzare questa notte alzando gli occhi al cielo.

Nel caso delle aurore, l’energia all’ossigeno è fornita direttamente dalle particelle cariche provenienti dal Sole, deviate dal campo magnetico terrestre e concentrate in una regione ad anello attorno ai poli terrestri. Nel caso dei SAR, invece, è l’azione delle famose fasce di Van Allen a trasferire l’energia.

A scatenare questo spettacolo della natura è stata una tempesta solare geomagnetica di livello 5. Il Centro di previsione meteorologica statunitense Noaa-National Oceanic and Atmospheric Administration annuncia che è probabile che le tempeste geomagnetiche persistano per tutto il fine settimana. Ne subiranno le conseguenze i Gps, le reti elettriche, i velivoli spaziali, i satelliti e le tecnologie. La tempesta, spiega l’Afp, è causata dall’arrivo sulla terra di una serie di espulsioni di massa coronale dal sole.

Le fasce di Van Allen sono regioni a forma di ciambella che circondano la Terra e accumulano particelle cariche provenienti dal Sole, confinate dal magnetismo terrestre. Ce ne sono due, ed è quella interna a dare origine ai SAR. In questa fascia, le particelle cariche ruotano attorno alla Terra, creando flussi circolari di cariche, noti come correnti ad anello.

Quando un notevole flusso di materiale arriva dalla nostra stella, come nel caso delle due espulsioni di massa coronale che hanno raggiunto la Terra poco prima degli avvistamenti del 5 novembre, il campo magnetico terrestre si indebolisce abbastanza da abbassare la quota delle correnti ad anello. In circostanze molto specifiche, queste correnti possono interagire con l’alta atmosfera, trasferendo energia sotto forma di calore all’ossigeno presente lì. Ciò porta alla formazione di archi rossi luminosi, praticamente indistinguibili dalle aurore rosse.

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